Un cuore nuovo per Nadia, 15 anni

La ragazza calabrese era stata operata al policlinico San Matteo, anche la madre è stata trapiantata nel 2007.

PAVIA. Nadia stacca i disegni dei fiori dalle pareti della stanza, al terzo piano della Cardiochirurgia del San Matteo. Ora che ha un cuore nuovo si prepara a lasciare quella che per un anno è stata la sua seconda casa. Natale, Pasqua, il compleanno lo scorso 6 giugno.

Un cuore nuovo a 15 anni. Una nuova vita. «La mattina del 24 giugno, quando dalla finestra del reparto ho visto arrivare l’ambulanza e i medici sono scesi reggendo il contenitore per gli organi sono scoppiata in un pianto dirotto, liberatorio» racconta la mamma, Maria Teresa Carta, 42 anni, che non smette di accarezzare Nadia, due grandi occhi scuri e profondi sopra la mascherina sterile. Un’emozione doppia perché quella del trapianto è un’esperienza da cui anche lei è passata, nell’agosto di sette anni fa. La malattia, con cui il destino ha legato a doppio filo mamma e figlia, si chiama cardiomiopatia dilatativa familiare. Era scritto nei geni che prima o poi anche il cuore di Nadia perdesse colpi.

«L’avevo preparata, sin da piccola – dice la mamma –. Ci siamo accorti molto presto del problema: diventava cianotica, sempre in affanno. Io, a mia volta, faticavo a tenerla in braccio. Avevamo entrambe una cardiomiopatia. Quando l’abbiamo scoperto è iniziato un calvario da un ospedale all’altro su e giù per l’Italia, fino ad approdare a Pavia».

Il San Matteo è diventato il centro di gravità della loro vita. Prima il trapianto sulla mamma. Poi l’attesa per Nadia, seguita anche dai genetisti di Eloisa Arbustini che dirige il centro di malattie genetiche cardiovascolari e lavora alla prevenzione delle morti improvvise.

Nell’agosto dello scorso anno un C-130 dell’Aeronautica militare ha prelevato la ragazza dall’aeroporto di Lamezia Terme (la famiglia abita in provincia di Cosenza) e l’ha portata a Linate. Destinazione Pavia. «Quando è arrivata era molto provata – spiega il professor Andrea D’Armini, della Cardiochirurgia del San Matteo – . Non è più stato possibile dimetterla. Le sue condizioni non lo permettevano, dipendente dalla terapia farmacologica. Inoltre, a differenza di quanto accade per gli adulti, non ci sono strutture in grado di ospitare i bambini durante questa fase che in genere dura al massimo un paio di mesi. Il 16 agosto dello stesso anno l’abbiamo inserita nella lista di attesa del Cnit (centro nazionale trapianti). E la notte tra il 23 e il 24 giugno, quasi un anno dopo, è arrivato un cuore». Una ragazza di 21 anni. «Ai suoi genitori va tutta la mia riconoscenza – dice Maria Teresa Carta – perché nel dolore hanno avuto il coraggio di donare. Ci hanno permesso di cominciare una nuova vita». «Il personale di questo reparto, come pure quello della Terapia Intensiva, è diventato la nostra seconda famiglia – conferma Nadia –. Medici e infermieri mi hanno coccolata, riempita di attenzioni». Un anno è lungo da passare. «Quando qualcuno tornava dalle ferie mi portava un regalo» dice. Un magnete dalle Canarie, appeso sopra il letto, una sveglia con la Tour Eiffel da Parigi e sul comodino la foto di Papa Francesco, dono del Cral dell’ospedale al ritorno dall’udienza con i piccoli pazienti in Vaticano.

E poi ci sono stati i volontari di Abio, l’associazione del Bambino in ospedale che hanno riempito i pomeriggio più grigi. «E’ stato un anno difficile, in cui non sono mancati momenti di crisi e di sconforto – spiega la mamma –. Siamo arrivate al trapianto stremate. Ma non ci siamo mai sentite sole. Tutto il personale ha dimostrato non solo grande professionalità, indiscussa, ma anche un’immensa umanità. La terapia per Nadia sono state anche le piccole quotidiane attenzioni». C’era sempre una scusa per infilare la testa nella “Camera Verde” per un saluto veloce, una tazza di tè a fine turno, due chiacchiere.Al San Matteo ha frequentano anche le lezioni, con i docenti dell’istituto per geometri Volta che cura la gestione della scuola superiore in ospedale. «Ho potuto studiare, mi sono iscritta al secondo anno – dice Nadia –. Qui in reparto ho festeggiato Natale e Capodanno, una cena in corsia con il personale di turno. Ho anche realizzato piccoli lavoretti con cui abbiamo decorato l’albero». Tra i rami un biglietto, il desiderio di un cuore nuovo.

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